Non è strano che, così lontano, l'umanità si sia incontrata intorno ad una tazza di tè ? Ecco il solo cerimoniale orientale che ottiene la stima universale

Okakura Kakuzo (1826-1913)
Il libro del tè

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In cinese, la pianta e la bevanda erano chiamate con un'unica parola, tcha. Ma in un impero così esteso, come quello cinese, con tantissimi dialetti differenti è normale che la parola venisse pronunciata in maniera differente. Ad esempio nella provincia del Fujian si declinava come te.
Poichè gli olandesi, fra i primi importatori in occidente, trafficavano con il porto di Xiamen nella provincia del Fujian, questa pronunica, te, si estese in tutta Europa con qualche marginale adattamento. Mutò così in thee in olandese e tedesco, in italiano, spagnolo, danese, norvegese, svedese e ungherese.
In Gran Bretagna, la pronuncia cinese subì una lieve modifica che portò la pronunica da te a tea. Quel "tea" che ha reso la bevanda famosa in tutto il mondo moderno.
In Francia, si chiama thé, in Finlandia tee, in Lettonia teja e in latino, all'epoca la lingua ufficiale della scienza, thea.
In Portogallo, il tè si chiama cha per il semplicissimo fatto che i portoghesi trafficavano con il porto di Macao, nella provincia del Canton. In cantonese infatti il tè si chiamava proprio cha.
In oriente, la bevanda era chiamata ta in Corea, mentre nell'isola di Ceylon (l'attuale Sri Lanka che nel mondo del tè è rimasta Ceylon) era thay per le popolazioni di etnia cingalese e tey per quelle tamil.
Dal cantonese cha, la parola passò inalterata al giapponese e tramite i commercianti portoghesi, al persiano e all'hindi. Con piccole variazioni divenne shai in Arabia (pronuncia "sciai"), chai in Turchia così come in Russia.

 

 


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