Il tè non era soltanto un rimedio per combattere la sonnolenza, era un modo per aiutare l'uomo a ritornare alla sua sorgente, quell'ora nel ritmo del giorno in cui il principe e il contadino condividono gli stessi pensieri e lo stesso piacere preparandosi a ritornare al loro destino

Lu Yu (733-804)
Cha King, Codice del tè,
primo libro dedicato al tè

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Leggenda cinese

Secondo la leggenda cinese, nel 2737 AC, l'imperatore Shen Nung studioso ed erborista, era seduto all'ombra di un albero di tè selvatico. Shen Nung era estremamento attento all'igiene e aveva imposto una regola per cui l'acqua doveva essere bollita prima di essere bevuta. Proprio durante la preparazione dell'acqua da bere accadde che, a causa di una folata di vento, alcune foglie cadder0 nell'acqua bollente. L'infusione delle foglie nell'acqua bollente diedero origine ad una bevanda dal colore dorato ed invitante. L'imperatore spinto dalla curiosità assaggiò quell'infuso e lo trovò delizioso, rinfrescante e rivitalizzante. Così nacque quella famosa bevanda chiamata tè.

Non esistono documenti da cui sia possibile stabilire se realmente l'imperatore Shen Nung sia esistito. Tuttavia è certo che la Cina non diventò un impero unito almeno fino al terzo secolo AC ed è quindi piuttosto improbabile che esistesse un imperatore nel 2737. Gli studiosi sono comunque concordi nell'affermare che già a quei tempi il tè era una bevanda diffusa in Cina.

 

Leggenda Indiana-Giapponese

In India e in Giappone la scoperta del tè viene attribuita al principe Bhodi Dharma (440-528 DC). Lasciò l'India per viaggiare in Cina. Predicò il buddismo e la raccomandazione della pratica della meditazione, la cultura dello spirito e l'eliminazione di ogni illusione per raggiungere la salvezza dell'anima. Fece voto di non dormire durante i sette anni della sua meditazione.
A questo punto India e Giappone hanno due versioni differenti.

Secondo la versione indiana Bhodi Darma dopo cinque anni di veglia fu sopraffatto dalla stanchezza. Ma la provvidenza volle che raccogliesse e masticasse delle foglie di un albero sconosciuto. Si trattava di un albero di tè che grazie alle sue sorprendenti virtù gli diedero la forza di restare fedele al suo voto.

Per i giapponesi invece dopo i primi tre anni di veglia, la stanchezza e la sonnolenza lo pervasero e si addormentò. Risvegliandosi e rendendosi conto di quello che era accaduto, si infuriò talmente tanto che arrivò a strapparsi le palpebre e a scagliarle a terra. Da queste germogliò la prima pianta del tè. Da allora il tè ha fornito ai monaci zen una valida protezione contro il sonno e un ottimo rinvigorente per la mente.

 

Storia

Qui terminano le leggende per lasciare il posto a testimonianze più verosimili. E' molto probabile che la scoperta della possibilità di far derivare un alimento dalla pianta del tè appartenga agli abitanti di una regione che si trova al confine delle attuali Myanmar (ex Birmania) e Repubblica Popolare Cinese. In questa zona infatti, si trovano boschi millenari di Camellie e il tè all'epoca della dinastia Zhou (1100 AC), veniva venduto dal popolo di etnia Shan ai birmani. Questo tè era fermentato e pressato all'interno di canne di bambù e veniva utilizzato non per farne infusi ma come verdura da mangiare.

Le prime testimonianze scritte risalgono al 347 AC, quando tale Chang Ju in uno scritto parla di re Wen, fondatore della dinastia Zhou. Re Wen già nel XII secolo AC avrebbe ricevuto come tributo fiscale alcune partite di tè da parte di un capo tribù della zona.
Sempre nel III secolo AC un famoso chirurgo cinese prescrisse le foglie del tè come rimedio per aumentare la concentrazione e l'attenzione.

Fino al III secolo DC, tuttavia, la bevanda venne usata solo come medicinale o tonificante e preparata con le foglie di alberi selvatici. In seguito, grazie ad un maggiore utilizzo nella vita quotidiana, per far fronte ad una domanda sempre crescente e per garantire raccolti regolari, gli agricoltori cominciarono a coltivare dei cespugli di tè, sviluppando nel contempo un sistema di essicazione e lavorazione delle foglie.
Fino ad allora, infatti, pare accertato che il tè venisse preparato in Cina facendo un infuso delle foglie fresche. Solamente con la sua diffuzione come bevanda rinfrescante e dissetante e non più solamente come rimedio erboristico, avrebbe iniziato a diffondersi la pratica di fermentazione e di essiccazione.
Sempre nel III secolo, un famoso erborista di nome Hua Tou spiegò in un trattato che questa bevanda era utilizzabile per aumentare la concentrazione mentale e restare svegli.

Questa proprietà dell'ambrata bevanda è sicuramente dovuta al potere nervino del tè. Infatti l'effetto stimolante che esso manifesta sul sistema nervoso elimina rapidamente in chi l'assume il senso di stanchezza mentale e sonnolenza. In realtà oggi sappiamo che a dare al tè questa caratteristica sono tre alcaloidi contenuti nelle foglie, i quali hanno la capacità di sciogliersi facilmente durante l'infusione in acqua calda. Essi sono la caffeina, la teofillina e la teobromina. Mentre la caffeina è risaputo che stimola il cuore e il sistema nervoso, gli altri due alcaloidi agiscono sulla muscolatura scheletrica, con un'azione rilassante sulla respirazione.

I monaci utilizzavano la bevanda per rimanere svegli durante le lunghe ore di meditazione. La preparazione consisteva nel cuocere a vapore le foglioline, pestarle in un mortaio e quindi aggiungerle in un calderone in cui bollivano spezie e verdure. Nel corso degli anni gli altri ingredienti sparirono fino ad arrivare al semplice infuso di foglie in acqua calda. Lo zucchero ancora non esisteva.

Il consumo di tè divenne sempre più popolare in tutta la Cina intorno al IV e V secolo, tanto da favorire l'espansione delle piantagioni nella valle del fiume Yangtze. Il tè veniva portato in dono agli imperatori, cominciò ad essere servito nelle taverne, nelle enoteche e nelle "case della pasta". Alcuni documenti provano anche che veniva usato come merce di scambio con i Turchi nel 476 DC, sotto forma di panetti pressati di foglie verdi cotte al vapore. I mercanti si arricchirono e gli artigiani della ceramica, dell'argento e dell'oro cominciarono a produrre eleganti e costosi corredi da tè.

L'evoluzione del tè in Cina ha conosciuto tre tappe fondamentali: il tè bollito, il tè battuto e il tè infuso. Queste tre scuole del tè, sono significative dello spirito delle epoche dove hanno prevalso e che corrispondono alle dinastie cinesi Tang, Song e Ming.


Nei vivaci anni della dinastia Tang (618-906) il tè divenne la bevanda reale e la nobiltà l'adottò come una delle distrazioni eleganti del momento. Questo periodo, viene spesso definito come "l'età dell'oro" del tè. La preparazione e il servizio della bevanda divennero un elaborato cerimoniale, mentre la coltivazione e la lavorazione delle foglie vennero guidate da regole molto precise e severe in merito a chi potesse raccoglierle, quando raccoglierle, come raccoglierle e come trattare le foglie appena raccolte. Fino ad arrivare alle norme di igiene personale e alla dieta alimentare delle giovani raccoglitrici, cui era proibito mangiare aglio, cipolla e spezie piccante per evitare che le dita trasmettessero odori sgradevoli alle preziose foglie di tè.

Il tè assunse una tale importanza che un gruppo di mercanti commissionò allo scrittore e poeta Lu Yu (773-804) la stesura del primo libro sul tè: il CHA CHING, il libro completo sul tè. In esso viene descritto ogni singolo aspetto del tè. Dall'origine della pianta e le sue caratteristiche con relative varianti, alla lavorazione delle foglie, agli strumenti necessari alla loro infusione, al corredo del tè alla qualità dell'acqua, fino ad arrivare alle proprietà medicinali della bevanda e alle tradizioni legate alla sua degustazione.


Statua di Lu Yu nello Xi'an (Cina)

 

Una pagina dello Cha Ching

All'interno del Cha Ching, Lu Yu condannò l'uso di altri elementi nella preparazione del tè, ad eccezione del sale, di cui invece sosteneva l'impiego. Lu Yu si impegnò nel codificare i molti metodi di preparazione, da quelli dei tempi più antichi a quelli dei suoi giorni.
Lo Cha Ching fu talmente apprezzato dall'imperatore che ne diffuse l'insegnamento.
Lu Yu diventa così il personaggio più importante nel mondo del tè. Si racconta che fosse in grado di preparare il tè come nessun altro. La sua competenza gli consentiva di scegliere la qualità migliore di ogni componente a partire dall'acqua. Era in grado di capire se l'acqua utilizzata per l'infuso fosse stata prelevata dal centro del fiume o in prossimità della riva.

Sotto la dinastia Tang, le foglioline appena raccolte vengono passate al vapore, pressate e quindi mescolate a formare un composto con succo di prugna, il quale svolgeva il ruolo di collante naturale. Il composto viene poi versato in stampi, pressato in panetti e messo sul fuoco fino a completa essicazione. Per preaprare una tazza di tè, il panetto viene tostato per ammorbidirlo, quindi viene polverizzato e messo a bollire nell'acqua. In alcune zone della Cina, veniva anche aggiunto del sale, ma gli aromi più comuni erano la cipolla dolce, lo zenzero, la scorza d'arancia, i chiodi di garofano e la menta piperita, aggiunti all'acqua prima della bollitura o a fine infusione.

Successivamente, durante la dinastia Song (960-1279), i panetti di tè pressati venivano finemente macinati e frullati nell'acqua bollente, ottenendo così un liquido schiumoso. Dopo aver bevuto la prima tazza, si aggiungeva altra acqua bollente al tè in polvere, si frullava ancora e quindi si beveva. Lo stesso tè veniva usato fino a sette volte. Si smise di aggiungere le spezie e si preferì invece aromatizzare il tè con oli essenziali di gelsomino, loto e crisantemo.
Il tè ha avuto un ruolo preponderante nella storia della Cina. Sotto la dinastia Song infatti, il tè è diventato moneta di scambio sotto forma di mattone pressato. Inoltre assunse il ruolo di vero e proprio tesoro dell'Impero diventando monopolio di stato.

La grande dinastia Ming (1368-1644) segnò una svolta importantissima nella cultura del tè. Sotto le precedenti dinastie, i panetti di tè viaggiavano indisturbati fino alle località più remote e come abbiamo visto, venivano comunemente utilizzati come moneta di scambio. Sotto la dinastia Ming invece, il tè non viene più scambiato sotto forma di panetti ma in foglie sciolte, cotte al vapore ed essicate. In questo modo però il tè perde prima il suo aroma e il suo gusto. Inoltre, con l'aumento dei commerci esteri, il tè comincia infatti la sua grande avventura nell'occidente, sorge la necessità di conservarlo meglio nei suoi lunghi viaggi. Gli attenti coltivatori cinesi svilupparono quindi due nuovi tipi di tè: il tè nero e il tè profumato ai fiori. I produttori dell'era Ming scoprirono che per conservare le foglie era sufficiente farle fermentare a contatto con l'aria fino a quando diventavano rosso ramato e quindi cuocerle per bloccare il naturale processo di decomposizione.

Il tè in Giappone

La storia del tè è sempre stata strettamente legata a quella del mondo. La sua grande diffusione ebbe la conseguenza di riavvicinare popoli dalle religioni e dalle filosofie molto diverse.
La storia Giapponese racconta che nel 729 DC, l'imperatore Shomu abbia servito del tè a cento monaci buddisti durante un ricevimento a palazzo. Poichè all'epoca in Giappone non si coltivava ancora il prodotto, sembra che quelle foglioline fossero arrivate dalla Cina. Pare infatti che i primi semi da coltivare fossero stati importati in Giappone da Dengyo Daishi, un monaco che aveva vissuto in Cina per due anni, dall'803 all'805. Tornato in patria, piantò i semi nella terra de suo convento e cinque anni dopo servì il su tè all'imperatore Saga, il quale apprezzò tanto la bevanda da ordinarne la coltivazione in cinque provincie vicine alla capitale.

Fra la fine del IX e l'XI secolo, i rapporti fra Cina e Giappone si deteriorarono e quindi il tè, considerato una merce prettamente cinese, perse i favori dei giapponesi e venne bandito dalla corte. I monaci buddisti giapponesi continuartono però a bere il tè per restare svegli e concentrarsi durante le lunghe meditazioni.
Agli inizi del XII secolo, le due nazioni si riappacificarono e un monaco predicatore buddista, di nome Eisai, fu il primo a recarsi in visita in Cina. Tornò con altri semi di tè e importò anche la nuova abitudine cinese di bere tè verde in polvere. In Cina aveva anche appreso gli insegnamenti della setta buddista Rinzai Zen.
Fu proprio Eisai a reintrodurre in Giappone l'uso della bevanda cinese quale elemento di un rito religioso. Per questo motivo Eisai in Giappone è considerato il padre del tè e l'uso della bevanda, inizialmente, era associato alla ritualità del buddismo Zen. La dorata bevanda si diffuse in fretta dalla corte imperiale all'intero paese attraverso i molti monasteri sparsi sul territorio.

Il tè era il protagonista di particolari tornei chiamati tocha in giapponese. A queste gare prendeva parte la migliore nobiltà dell'antico Giappone. I partecipanti si cimentavano nel preparare le migliori miscele di tè da offrire all'imperatore. I vincitori ricevevano premi dall'elevatissimo valore economico e sociale, consistenti in preziosi abiti di seta, gioielli e armature finemente cesellate.

Le cerimoniere classiche del tè giapponese, le famose geishe, ancora oggi cominciano la loro educazione proprio con la presentazione della cerimonia del tè. Tuttavia il tempo snaturò l'originario significato religioso della cerimonia, svilendola a operazione di grande eleganza formale e lusso, lontanissima dalle sue iniziali valenze mistiche. A ripristinare l'antico significato religioso della cerimonia furono tre sacerdoti zen: Ikku (1394-1481), Murata Shuko (1442-1502) e Sen-no-Rikkyu o Rikyo (1521-1591).

Quest'ultimo in particolare definì le rigide regole del cerimoniale che si osservano ancora oggi. Questo monaco influenzò fortemente un importantissimo a ascoltatissimo dignitario di corte, il generale, poeta e stratega militare Shogun Tayotomi Hideyoshi. Grazie a lui la cerimonia del tè, intatta nel suo originale significato religioso, si diffuse capillarmente nella cultura giapponese. Il tè divenne talmente importante da essere considerato il dono supremo, tanto che i signori della guerra usavano berne una tazza prima della battaglia.

Immagine del sacerdote Sen-no-Rikkyu

 

 

 


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